La prigionia in questo castello dovette essere particolarmente dura e inumana, assai più che in altre fortezze. Secondo la deposizione di un fuggitivo, il pane era nero, duro e in quantità insufficiente, la paglia scarsa, l'acqua puzzolente e somministrata con eccessiva parsimonia. Si usava poca carità anche verso gli infermi.
Un povero uomo, che nella prigione aveva visto morire la moglie e tutti i suoi figli, a eccezione di una figlia, la quale, per essersi cattolizzata, aveva potuto varcare le mura della prigione e allocarsi come domestica in una famiglia privata, sentendosi prossimo alla fine, chiese che la figlia potesse venire a visitarlo; ma il governatore rifiutò, dicendo cinicamente che non voleva che una cristiana andasse a visitare una tal peste.
da Le Valli Valdesi negli anni del martirio e della gloria (1686-1690), di Arturo Pascal (1965)